Vuoi vivere piu a lungo e piu felice? – Il tuo WonderFULL Ikigai

WonderFULL IKIGAI - Martina Pavone


Maria, Italia, 17 anni: “Che cosa ci faccio al mondo

Samantha, US, 45 anni: “Aiutami, non ho trovato il mio scopo


Yusuf, Turchia, 24 anni: “Ho bisogno di un motivo e di una motivazione per alzarmi dal letto tutte le mattine


Concetta, Italia, 67 anni: “Mi avevano detto che per essere felice avrei dovuto essere una brava figlia, una brava moglie e una brava madre. Ma forse c’è  di più?


Laura, Olanda, 41 anni: “Ho capito solo ora che stavo sopravvivendo come se fossi uno zombie invece di vivere scegliendo consapevolmente ogni mia mossa. Ora non riesco più a smettere.”


Giacomo, Italia, 7 anni: “Mamma io sono felice solo quando siamo tutti insieme, ridiamo e ci vogliamo bene.”


Vi ritrovate in una di queste storie (inventate) di questi personaggi? 
Lasciate che vi presenti la filosofia dell’IKIGAI, un metodo giapponese che negl’ultimi quattro anni ha spopolato in tutto il mondo. L’autrice Bettina Lemke, nel suo libro “Ikigai” (ed. Giunti, 2017), lo definisce: il motore dell’esistenza. Nella nostra lingua non c’è un termine unico che lo possa tradurre, forse la traduzione più vicina potrebbe essere quella della “ragion d’essere”. Il significato della tua vita, il motivo per cui alzarsi ogni mattina, la sensazione di appagamento, il proprio scopo, la propria vocazione, la propria chiamata, il motivo per cui siamo al mondo. 
Il termine è formato dalla combinazione del termine Iki che significa vita e Gai che significa valere la pena. 


“Per il marinaio che non sa da che parte navigare non esistono venti favorevoli.” Seneca 

I principi della filosofia Ikigai ci aiutano a ritrovare un significato nella nostra vita di tutti i giorni, ci accompagna all’interno di un percorso molto esaltante verso una consapevolezza libera dalle credenze limitanti e ci supporta nel (ri)scorpire i nostri innumerevoli Ikigai, i nostri Wonders, poiché non vi è sensazione più bella di conoscere fino in fondo la propria meraviglia. Tranquilli, abbiamo tutti un Ikigai (o più Ikigai come già accennavamo nell’articolo de La Gazzetta di Istanbul del numero Novembre/Dicembre sul concetto di multipotenzialità); e il fattore più importante da sottolineare è che nessuno può portarcelo via. È come se fossimo dei pirati che navigano per mari e oceani alla ricerca disperata di questo fantomatico tesoro senza accorgersi che il vero tesoro è sempre stato dentro di loro. Certo, per alcuni si era nascosto molto bene il furbetto, giù giù in profondità camuffato da scuse come “Io sono cosi”, “È colpa dei miei genitori, del mio capo, del Pil, della burocrazia o chissà cos’altro” o anche “per me è diverso, è più difficile” oppure “Io lo so benissimo qual è la mia vocazione, è che non ho tempo.” ecc. Beh, forse invece questo è proprio il momento giusto per essere coraggiosi e iniziare la vostra caccia al tesoro! 

Gli autori Garcia e Miralles, nel loro primo libro “Ikigai” (ed. Turca Indigo Kitap) raccontano come alcune popolazioni giapponesi della zona di Okinawa abbiano un tasso di aspettativa di vita nettamente superiore ad altre zone del mondo. Questo è stato poi anche confermato dai professori Tsuji e Sone dell’Università di Tohoku che confermano che le persone che hanno scoperto il senso della propria esistenza (la meraviglia, il wonder, l’Ikigai) vivano più a lungo e siano più felici. 
Dan Buettner nel suo TED talk sulle “Blue zones” (poi diventato anche un libro “Lezioni di lunga vita. Le zone blu. I segreti delle popolazioni ultracentenarie”, ed. White Star, 2009) racconta del proprio viaggio in lungo e in largo per tutto il globo dove ha potuto studiare la longevità delle persone. Grazie ai suoi viaggi e ai suoi studi, ha individuato quelle che ha definito le prime cinque isole felici dove appunto Okinawa è al primo posto:

 
1.  Okinawa, arcipelago giapponese

2.  Sardegna, Italia

3.  Loma Linda, California

4.  Nicoya Peninsula, Costa Rica

5.  Ikaria, Grecia


In questi cinque angoli di paradiso le persone non solo vivono più a lungo ma a quanto pare sono più felici, più in salute, invece di preoccuparsi coltivano buone abitudini e buone amicizie, vivono la vita senza fretta e sono sempre ottimisti; le comunità sono molto più collaborative e solidali proprio perché hanno costruito una cultura dove il valore del gruppo supera l’individuo, per davvero. Per loro vivere secondo il proprio Ikigai diventa uno stile di vita a tal punto che non esiste il concetto di “andare in pensione” proprio perché tutta la loro vita è dedicata alla propria ragion d’essere. Prima di partire per il nostro viaggio dobbiamo alleggerirci. Come? Liberandoci da tutte le vocine interne che abbiamo (molte delle quali non sono nemmeno nostre al 100%, ma sono dei nostri familiari, insegnanti, compagni etc.), liberandoci dalle resistenze e dai blocchi che ci diamo da soli e liberandoci anche dalle aspettative nostre e degl’altri. Ora prendiamo un bel respiro profondo… Non è meraviglioso sentirsi più liberi e leggeri? 


“Il trucco della umana esistenza non risiede solamente nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si sta vivendo.” FÎdor Dostoevskij 


Il concetto di Ikigai non è completamente nuovo per noi visto che nel IV secolo a.C. il buon Aristotele già sosteneva che ci fosse uno scopo interiore di tutte le cose che lui ha chiamato ἐντελέχεια – Entelechia che deriva da ἐν τέλει ἔχειν «essere compiuto, essere in atto») (Treccani, dizionario di Filosofia, 2009). Quindi non solo c’è una finalità interiore della nostra esistenza, ma addirittura lui sosteneva che ogni organismo avesse una predisposizione naturale a realizzare se stesso secondo le proprie leggi e quando finalmente il fine si compie vuol dire che si è realizzata la fantomatica entelechia e quindi emergeranno nuovi scopi. 


“Abbandonati dolcemente all’attrazione delle cose che ami. Non ti porteranno mai fuori strada” Rumi


Non è corretto dire Ikigai = felicità. Sono simili ma non uguali soprattutto perché il concetto che i Giapponesi hanno di felicità è molto diverso dal nostro, in quanto loro pensano che la sensazione di una vita più appagante nel suo complesso derivi dalla somma di piccole gioie nella vita di tutti i giorni. Basare la propria vita anche solo su questo concetto cambia tutta la prospettiva, non è vero? 
Se a questo punto, vi ho incuriosito almeno un pochino, è il momento giusto per iniziare il viaggio di consapevolezza alla scoperta del nostro Ikigai. Il diagramma più utilizzato è quello proposto dall’Inglese Marc Winn, nel 2014, ispirato proprio dal lavoro di Dan Buettner, ma non si sarebbe mai aspettato che poi l’utilizzo del suo modello applicato al diagramma di Venn diventasse virale in tutto il mondo. 


Come potrete ben notare il nostro obiettivo sta proprio nel mezzo delle intersezioni di quattro circonferenze principali: 
1.  Ciò che ami

2.  Ciò che sai fare bene

3.  Ciò per cui ti pagano/o ti potrebbero pagare

4.  Ciò di cui ha bisogno il mondo
Il mio primo consiglio è di trasformare questi insiemi in domande. Ad esempio: 
1.  Che cosa ami?

2.  Cosa sai fare bene? 

3.  Per che cosa ti hanno pagato o ti potrebbero potenzialmente pagare?

4.  Di cosa ha bisogno il mondo?


Liberate la mente e scrivete a proposito di queste domande tutto quello che vi viene in mente, magari in un bel quadernino che vi ispira particolarmente in un posto che vi piace, con una bella musica e una bella energia dove potete prendervi un attimo per voi stessi. Stiamo viaggiando è quindi importantissimo donarsi completamente e stare nel qui e nell’ora, e se dovesse venirci difficile dopo più di un tentativo potrebbe voler dire che non è il momento giusto per noi o che forse potremmo chiedere supporto a qualcuno. 
Dovesse servirvi, potreste approfondire attraverso queste domande: 

1.  Cosa fareste se non aveste paura?

2.  Quali sono i vostri superpoteri?

3.  Quando eravate piccoli e/o più giovani cosa avreste voluto fare da grandi?

4.  Per che cosa la gente vi cerca? Per cosa vi apprezza?

5.  Se aveste una settimana libera cosa fareste? Un mese? Un anno? 

6.  Se aveste 1 milione di euro cosa fareste?

7.  Quali problemi della società non mi piacciono o mi danno fastidio?Queste domande dovrebbero servirvi da approfondimento delle 4 sezioni. 
A questo punto, ancor meglio dopo qualche giorno, sarebbe opportuno rileggere tutto, eventualmente modificare o aggiungere dove necessario e: 

a.  Notare se ci sono dei cosiddetti “pattern”, schemi che si ripetono, argomenti che si ripetono. 

b.  Fare un’autovalutazione del risultato: sono stato autentico al 100%? Sono sicuro di quello che ho scritto? Sono specifico ed accurato o molto generico? 

c.  Annotarci come ci siamo sentiti dopo aver riletto tutto d’un fiato. Vale per tutte le sezioni?

d.  Capire se in tutte e quattro le sezioni avevamo le idee chiare o se ci sono dei possibili miglioramenti

e.  Raccogliere qualche idea su come potreste chiarirvi le idee su quelle sezioni che ne hanno bisogno.

A questo punto bisogna lavorare sulle intersezioni. Siamo abituati a impostare la nostra vita per compartimenti stagni; lavoro da una parte, passioni dall’altra, hobby da un’altra ancora, per non parlare della poca consapevolezza di cosa il mondo abbia bisogno o dell’interesse generale pensando che quello non sia un problema nostro. Sforziamoci invece di trovare possibili intersezioni e se vengono fuori naturalmente, buon per voi, altrimenti si potrebbe ragionarci trasformando anche le altre sezioni in domande specifiche. È importante notare che quando ci focalizziamo sull’intersezione di soli due quadranti cadiamo in alcune possibili trappole. Ad esempio, se volessimo basare la nostra analisi solamente sulla nostra missione e sulla nostra passione è molto probabile che proveremo un enorme piacere e senso di appagamento personale, ma non sarebbe sostenibile dal punto di vista economico. 
Insomma, dopo tutte le analisi del caso bisogna passare a preparare un piano fatto bene con le scadenze e modi di tenere traccia per capire se stiamo andando nella giusta direzione altrimenti rimangono tutte bellissime parole che, senza senso di responsabilità, determinazione, costanza e motivazione, non vanno da nessuna parte. Come per ogni progetto, bisogna fare strategia, ma questa volta per il nostro benessere di vita, se non ci amiamo abbastanza e non facciamo noi questa fatica per noi stessi, chi altro lo dovrebbe fare al posto nostro?

Vorresti saperne di più? Vorresti approfondire con me e provare una sessione di coaching gratuita? Contattami a martina.pavone@gmail.com

#WonderFULLlife

#WonderFULLyou

Articolo pubblicato ne La Gazzetta di Istanbul – Marzo 2019, pag.40, ed. Circolo Roma, www.circoloroma.comFBInstagram


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